Ad alto volume

Volume

 

Accendete la radio, mettete un brano vi piace e alzate il volume. Spesso mi è capitato di scrivere riguardo una canzone, un libro, un’immagine e non si tratta di un caso. La musica ci emoziona, ci tocca nel profondo e mi piace poterla usare come mezzo di comunicazione sia nel mio lavoro, sia qui su questo blog.

Il punto di partenza è che una canzone, così come un’opera d’arte, un’immagine, un simbolo, un odore, parlano direttamente a quello che Goleman chiama il cervello emozionale, ovvero quelle parti del nostro cervello che ci permettono di provare emozioni. Si tratta di strutture più primitive rispetto ad altre che si occupano del linguaggio e delle funzioni esecutive. Il nostro cervello è un sistema complesso che si è modificato nel corso dell’evoluzione, mantenendo vive parti più arcaiche, legate ad esempio alla reattività, che ci consente di sopravvivere in situazioni di pericolo, assieme a parti più recenti come la capacità di provare emozioni, di apprendere, di pianificare azioni complesse e pensare. Queste strutture sono interconnesse tra loro, rendendoci esseri dalla vita interiore complessa. Ma cosa succede quando ascoltiamo una canzone e improvvisamente ci mettiamo a piangere? Succede, che veniamo toccati nei nostri centri emozionali, nella nostra parte più antica e meno razionale. Succede, che le immagini, intese in senso esteso come le metafore, o le immagini che suscita una canzone, come in questo caso, abbiano la capacità di dialogare direttamente con le emozioni. Succede, che le immagini abbiano la grande capacità di poter dialogare con l’inconscio.

Freud spiega due processi di funzionamento psichico parlando di processo primario e processo secondario. Il processo primario è vicino al cosiddetto principio di piacere, è una modalità di funzionamento primitiva legata ai bisogni dell’inconscio. Si esprime attraverso immagini e metafore, sfuggendo alle categorie razionali di pensiero, proprie invece del pensiero secondario. Il processo secondario è tipico del principio di realtà, funzionando in base a caratteristiche logiche. Quando ascolto un brano e mi emoziono, è il mio processo primario, più del processo secondario, che sta lavorando, creando comunicazione con le mie parti più profonde e inconsce.

Jung parla di due tipi di pensiero: il pensare indirizzato ed il pensare non indirizzato, ovvero il pensare con le parole e il pensare con le immagini. Il pensiero indirizzato è il pensiero con cui ci identifichiamo, svolge una funzione di adattamento e ci permette di definirci e dare corpo alla nostra identità in maniera razionale. Il pensiero per immagini sfugge alle regole di senso e di razionalità del pensiero indirizzato, ha una sua logica interna, del tutto soggettiva, ed è capace di esprimere esigenze inconsce e profonde di cui non sempre siamo consapevoli. L’immagine dà forma ad una esigenza interna spesso non conosciuta o non riconosciuta. Ed è per questo che le canzoni ci emozionano tanto, perché parlano ad una parte profonda di noi con un linguaggio comune.

Una canzone, una poesia, un sogno, un disegno sono strumenti potenti e per questo sono spesso elementi importanti in una terapia. Consentono di creare e mantenere un dialogo aperto con l’inconscio, di dargli voce attraverso una forma viva. Si tratta di una parte importante nel lavoro terapeutico: creare una relazione con le nostre parti inconsce, poterle ascoltare, dar loro uno spazio senza chiuderle in una definizione. E questo si può fare con un pensiero non indirizzato, con i sogni, con la musica. Per me è quindi importante scrivere di musica e di immagini, perché fanno parte del mio lavoro, perché spesso mi consentono di arrivare là dove le parole sono in difficoltà.

Non resta che alzare il volume.

Bibliografia:

Goleman D., “Intelligenza emotiva”, 1995, Bur

Jung C.J., “La libido, simboli e trasformazioni”, vol. 5, 1976, Bollati Boringhieri