Il tempo di andare

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Ancora cinque minuti! Quante volte lo abbiamo detto nella vita? Dopo la bellezza di un addio, mi ritrovo a scrivere sul tempo: penso a quanto sia importante come cornice dei nostri progetti, delle nostre relazioni. Nel mio lavoro il tempo è fondamentale quanto misterioso: una seduta una volta a settimana è una delle impostazioni di lavoro più classiche. Ma per quanto tempo? Qual è la misura del cambiamento? C’è un momento giusto in cui si dice che il lavoro è terminato?

Definire gli obiettivi di lavoro, analizzare il processo in corso, esprimere i propri vissuti, aiutano a capire come procedere. Ma non basta: si è in due, terapeuta e paziente, e non è detto che entrambi condividano la stessa opinione. Essere pronti a finire una terapia e sentirsi pronti a finire una terapia sono due concetti non esattamente sovrapponibili. Ogni terapia è diversa, ogni storia è diversa, può capitare che non si trovi una conclusione che soddisfi sia il paziente sia il terapeuta. Ma la maggior parte delle volte, invece, capita. Succede che un un preciso momento sia quello in cui si chiude una terapia.

Quando una foglia decide di cadere dall’albero, o un bambino decide di lasciare l’appoggio e camminare per la prima volta da solo? Possiamo fare molti discorsi razionali, sul clima, sulla muscolatura del bambino. Ma nessuna spiegazione può togliere quel senso di meraviglia quando ciò accade. Non può neanche spiegare tutti i meccanismi che portano a quel preciso momento. Perchè infatti proprio quello e non un secondo prima o due minuti dopo?

La mia risposta è: non importa. Ciò che importa è godere di quel momento.

In una terapia, ciò che è curativo è il viaggio che si fa insieme, è il processo della relazione che aiuta. Non è importante analizzare qual è il “momento perfetto” in cui la foglia si stacca dall’albero. La foglia si stacca perchè è giunto il suo tempo, perchè si è preparata per mesi a quel distacco, ha attraversato giorni freddi, giorni afosi, giorni luminosi e chissà cos’altro. Ed è proprio l’insieme di questi giorni che la rende pronta a dire addio al suo albero, ma anche l’albero è pronto a salutarla, nel costante gioco di ruolo e controruolo.

Così in terapia, arriva il momento perfetto, terapeuta e paziente in un equilibrio particolare: è il momento in cui si è pronti, ci si sente pronti e si è entrambi d’accordo. Non si può dire quante emozioni ci siano in quell’attimo, sono talmente tante che non è possibile contarle. E quell’istante è così perfetto che chiedere ancora cinque minuti rovinerebbe tutto.

Fotografia: Carlo Marchisio, www.carlomarchisioph.com