La giusta durata (o la paura che duri troppo a lungo)

    Un titolo allusivo per attrarre l’attenzione

    Ho scritto volutamente un titolo allusivo per portare l’attenzione sì, sul tema della durata, ma di un percorso terapeutico. Quanto dura un percorso psicoterapeutico? Chi di voi ha pensato di iniziare una terapia, molto probabilmente si è posto questa domanda. Spesso capita, più che la domanda, ci sia una paura: la paura che una psicoterapia sia infinita. Sappiamo che l’immaginario collettivo non aiuta, continuano a non venirmi in mente film in cui un protagonista va da uno psicologo, fa il suo percorso e poi torna alla sua vita meglio di prima. No, mi vengono solo in mente scene di trattamenti che durano anni. Quindi, la cinematografia non ci aiuta a fare chiarezza.

    I film e le serie tv, non so a voi, ma a me piacciono, anche se alle volte non sono aderenti alla realtà. Direi che possiamo continuare a vederle, non ce la prendiamo se ci possono portare fuori strada, mentre qui, possiamo parlare di quanto dura una psicoterapia nella realtà. O di quanto potrebbe durare, o del perché vostro cugino ha fatto quattro sedute e stava meglio, mentre il vostro vicino, dopo un anno sente di averne ancora bisogno.

    Quello che ho visto in tv

    Ci facciamo l’idea di ciò che non conosciamo direttamente, con fantasie, con “ho sentito dire”, “alla tv ho visto..”. La psicoterapia in tv è spesso associata alla psicoanalisi, che non è la stessa cosa. La psicoterapia racchiude tutti gli orientamenti psicologici ognuno dei quali ha specifiche metodologie di lavoro e modelli teorici di riferimento. La psicoanalisi è di derivazione freudiana, è un percorso differente e viene spesso vista in maniera caricaturale, con l’immagine dell’analista muto alle spalle del paziente, in un rapporto decennale, privo di empatia e pieno di interpretazioni. Nei film spesso fa ridere, ma ci allontana dalla realtà.

    Se ci stiamo interrogando sull’andare o meno da uno psicologo e ci vengono in mente solo quelle immagini, non faremo passi avanti per capire quanto nella realtà possa durare una psicoterapia. Molto probabilmente, ci faranno pensare che avremo a che fare con uno psicologo per anni e anni e ci rinunciamo.

    Abbiamo una tabella dei tempi?

    No e vi spiego perché. Siamo esseri umani e non funzioniamo come un’equazione, il che rende tutto più affascinante alle volte, ma anche più complesso. Quando si contatta uno psicologo, alle volte lo si fa con una richiesta ben precisa come: “non voglio più avere attacchi di panico”, “voglio trovare la motivazione a proseguire l’università”, “come faccio ad andare avanti dopo la fine di una relazione?”. Alle volte la richiesta non è così chiara neanche per chi chiede aiuto. Data questa premessa, potrebbe sembrare che, quanto più è chiara la richiesta, tanto più facile può essere definire una durata. Vi ho però detto che non abbiamo una tabella che ci orienta in una risposta univoca. Non siamo tutti uguali, abbiamo tutti storie diverse, ogni attacco di panico, motivazione allo studio, chiusura di relazione è diverso da quello di una’altra persona.

    Prendiamo l’esempio dell’attacco di panico e lo usiamo come sintomo di due persone diverse che chiedono aiuto ad uno psicologo. La prima persona ha 20 anni, ha avuto un unico attacco di panico, ha chiesto subito aiuto, ha paura che questo possa influire sulla sua carriera come attore di teatro. La seconda persona ha 50 anni, ha una lunga storia di ansia curata con psicoterapia e antidepressivi, ha continui attacchi di panico da due mesi. La richiesta delle due persone è la stessa, ma si inserisce in storie diverse, in contesti differenti. Non possiamo quindi rispondere alla domanda “quanto ci metto a non avere più tale sintomo?” perché non stiamo parlando solo di un sintomo, ma di come quel sintomo interagisce e sta nella vita di una persona.

    Oltre il sintomo

    Oltre il sintomo c’è una persona, che è il centro della terapia. Ogni persona ha così tante sfaccettature che non possiamo sapere a priori, dopo un primo colloquio, quanto ci metterà a raggiungere il suo obiettivo terapeutico. Dobbiamo considerare che si muovono contemporaneamente tanti fattori e che non sono misurabili.

    Quali sono questi fattori? Ad esempio la risposta individuale, ognuno di noi ha i propri tempi e non è detto che siano univoci in ogni momento di vita e su ogni fronte. Posso essere molto veloce nel ristrutturarmi su un argomento e meno su un altro.

    Il contesto di vita di ognuno: l’ambiente di vita è supportivo o apertamente schierato contro? Pensate ad una persona che entra in terapia perché sente l’esigenza di indipendenza, ma la famiglia boccia ad esempio il nuovo lavoro che questa persona trova, dicendo che non fa per lui/lei. Oppure attraverso ricatti emotivi del tipo: “se vai a vivere da solo/a posso stare molto male”. Quanto influisce un simile contesto nella durata di una terapia? Purtroppo non abbiamo strumenti per misurarlo.

    Quanto è radicato e profondo il motivo che porta una persona alla psicoterapia. Quante aree di vita tocca? Sono tutti fattori che influiscono sul tempo che ci si mette a percorrere un percorso di terapia.

    Ma almeno a grandi linee?

    Si può dire qualcosa a grandi linee? Almeno per orientarci? Parliamo di un mese, sei mesi, un anno, dieci anni? Se avete letto fino qui, avrete capito la difficoltà, la quasi impossibilità di dire quanto dura una psicoterapia, ma se avevate in mente la domanda iniziale, so che ancora gira dentro di voi. Impossibile rispondere, ma posso condividere la mia esperienza. Prendiamo tutto quello che ho scritto qua sopra come premessa imprescindibile. Posso dire che alcune persone raggiungono i propri obiettivi in due o tre mesi, altri in uno o due anni. Parlo di una terapia a cadenza settimanale. Cosa fa la differenza tra questi tempi? Oltre a tutto quello che si è detto prima, influisce anche il tipo di richiesta o di obiettivo, ma anche la riformulazione di questo.

    Capita che si chieda aiuto per un motivo e poi si scopra che, una volta raggiunto quel traguardo, si voglia lavorare su un altro obiettivo e si sceglie di continuare. Oppure capita qualcosa nella vita che aiuta ad accorciare o ad allungare i tempi. Possiamo prevedere tutto questo nel primo colloquio? Direi impossibile.

    Come si fa?

    Lo so, non è facile, la psicoterapia può sembrare un’avventura caratterizzata da troppi aspetti incerti, ma non poter stabilire dei tempi a priori, non vuol dire che non ci si possa ragionare su. Un terapeuta è lì per ascoltarvi, se per voi è importante avere dei limiti temporali, se ne può parlare e si possono trovare delle soluzioni. Non facciamoci limitare dall’idea che se non posso definire una cosa, non posso parlarne o non posso fare qull’esperienza. Ad esempio, io propongo spesso di fare un punto della situazione dopo un po’ di sedute, per capire a che punto siamo e come possiamo proseguire.

    La domanda “quanto dura?” è legittima, me la ponevo anch’io la prima volta che sono andata da una psicologa, anche se erano cose che avevo studiato all’università. C’è dentro il nostro bisogno di sapere, di essere rassicurati, contenuti, anche un po’ di controllare qualcosa che non conosciamo e sono tutti aspetti legittimi.

    Il messaggio che vi voglio passare con questo articolo è che: è vero che non possiamo definire la durata di una terapia e questo può farci desistere dall’iniziare, è vero che è un bisogno saperlo, è vero che sappiamo quanto questo sia impossibile, ma in tutto questo, abbiamo di fronte una persona con cui poterne parlare.